Fra Daniele Natale

Fra Daniele
Natale

Servo di Dio

Fra Daniele Natale, al secolo Michele, nacque a San Giovanni Rotondo dal matrimonio tra Berardino e Angela Maria De Bonis. La sua casa natale si trova in via Fratelli Cairoli, 31, in una stradina di fronte al Municipio. Quarto di sette figli, la sua infanzia è provata dalle conseguenze disastrose lasciate dalla prima guerra mondiale. Entra tra i Frati Minori Cappuccini nel 1933 e dopo gli anni di formazione, la domenica di Pentecoste 12 maggio 1940, emette la professione perpetua nel Monastero di Sant’Egidio a Montefusco. Per volere dello stesso San Pio da Pietrelcina divenne suo figlio spirituale; da lui imparò a vivere il mistero della sofferenza e della malattia come mezzo di purificazione e santificazione. Svolse gli uffici di portinaio, cuoco, sacrista con dedizione ed umiltà. A Foggia, durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, si distinse per la carità verso i feriti, gli sfollati, le vittime e le famiglie della città. Dopo la morte di Padre Pio, per mandato dello stesso, si fece apostolo del suo messaggio peregrinando per l’Italia e l’Europa. Muore a San Giovanni Rotondo il 6 luglio 1994.

L’8 marzo 2012 l’arcivescovo Michele Castoro ha aperto il suo processo diocesano di canonizzazione, e fra Daniele è diventato Servo di Dio. Il 7 luglio dello stesso anno è iniziato il processo per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione. 

 

Durante la seconda guerra mondiale e nei primi anni del dopo guerra, fra Daniele Natale era questuante/cuoco nel convento di Sant’Anna a Foggia. In tale periodo divenne assiduo frequentatore e benefattore di Genoveffa, dalla quale imparò a pregare, soffrire, offrire e sorridere nelle pene.

Fra Daniele incontrava la Poverella di via Briglia in Foggia anche quando si recava al mercato “Ginnetto” per l’acquisto di quella merce che raramente trovava nel più vicino mercato coperto della zona di via Arpi. E, vista la miseria che regnava in casa De Troia, sempre e volentieri lasciava qualcosa di quello che portava nella sua bisaccia. Fra Daniele del convento di Sant’Anna a Foggia spesso ammoniva: “Attenzione agli spiritelli”. Lasciando intuire che per il bene dell’anima e per la crescita spirituale bisogna affidarsi ai grandi spiriti. E indicava Padre Pio e Genoveffa De Troia. Esortando a seguirli con fiducia e serenità perché, oltretutto, essi possedevano la vera letizia francescana e godevano della divina gioia. 

L’umile frate cappuccino (fra Daniele) era convinto che, sotto la cenere delle cose futili ed inutili di ogni giorno, arde il fuoco divino acceso dal battesimo e ravvivato dagli altri sacramenti, dalla parola di Dio, dalla preghiera e dai buoni esempi delle anime giuste; e suggeriva ai foggiani una visita alla Celletta di Genoveffa, sicuro che lo spirito divino soffiava per disperdere la cenere ed evidenziare il fuoco santo dell’amore alimentato nel tempo con la preghiera e la sofferenza, per la gloria di Dio e la salvezza dei fratelli.

Una donna dell’epoca ricorda compiaciuta che le bambine degli anni ’40 che frequentavano il convento di Sant’Anna a Foggia, dove risiedeva fra Daniele, erano sollecitate a mettere da parte i soldini che ricevevano in occasione delle grandi feste e a spenderli in dolcetti da offrire a Genoveffa malata e povera, la quale, puntualmente, li distribuiva ai fanciulli più poveri che andavano a farle visita.

Bibliografia:
“Fra Daniele Natale – racconta…le sue esperienze con Padre Pio” di padre Remigio Fiore