In due paesi non molto distanti del sud Italia, nel 1887, vennero alla luce nella povertà più assoluta, due bimbi, che avrebbero ,  nel corso della loro esistenza e anche dopo la morte, lasciato profonde radici nei cuori del popolo di Dio: Genoveffa e Padre Pio.

Cresciuti fra stenti e rinunce, dovettero ben presto lottare anche con il loro stato di salute, che in famiglie povere come le loro, aggravava l’economia già poco fiorente.
Riservati ed umili entrambi, conservarono lo stesso carattere anche da adulti.

Né l’una né l’altro avrebbe voluto clamori intorno alla propria persona; Genoveffa, chiusa nella sua celletta riuscì, anche se con fatica, a tenere lontano i curiosi; per Padre Pio ci furono difficoltà e quel “rumore” a volte esagerato ed inspiegabile, anche per la Chiesa, diede sofferenza ed umiliazioni al Santo stigmatizzato del Gargano.

Entrambi piagati nel corpo e sottoposti quotidianamente ad indicibili dolori, non si commiserarono senza pensare mai a se stessi, offrendo, invece, tutto quel patire al Padre Celeste accettando la Croce portandone i visibili segni.

Consumarono le loro vite non solo nei loro dolori, ma soprattutto ascoltando le miserie di uomini e donne che a loro si rivolgevano per trovare risposte ai loro drammi umani; Padre Pio dal suo confessionale e Genoveffa dal suo letto, senza mai stancarsi, riconducevano anime perse, sfiduciate e stanche al Signore.

Tutto questo Genoveffa lo ha svolto da analfabeta; infatti i suoi pensieri dovette affidarli a persone fidate che sotto dettatura riuscirono a lasciare traccia indelebile; Padre Pio invece di proprio pugno ha affidato spesso ai posteri i suoi consigli e le sue intime preghiere con innumerevoli scritti.

Pur conoscendo le loro storie per interposte persone, Genoveffa e Padre Pio non ebbero mai la possibilità di incontrarsi; Genoveffa, però, raccontò di aver sognato spesso Padre Pio, chiedendo a lui consigli, che da sveglia metteva in pratica.

Alcuni fedeli che ebbero la fortuna di visitare entrambi, divennero “interlocutori privilegiati” dei due, raccontando dell’una all’altro e viceversa, portando le domande dell’una e i consigli dell’altro.

Si creò per Genoveffa un magnifico rapporto filiale, ponendo a Padre Pio quesiti per colmare i suoi dubbi e le sue ingenue paure; per lei nulla era mai abbastanza voleva essere tutta di Gesù e a lui donare sempre più sofferenze.

Infatti Padre Pio compiaciuto, le rispondeva: “Genoveffa si stende sempre di più sulla Croce. Ditele che pregasse per me”. Lo stesso chiese dunque preghiere a Genoveffa affinché condividesse la missione di sacerdote crocifisso per la redenzione dei fratelli.

Come non chiedere preghiere ad una martire che Padre Pio definiva: “Anima bella, voluta bene dal Signore”, oppure: “Genoveffa è un’anima che andrà presto in paradiso”, o ancora: “Gesù è con lei ed in lei e gradisce i suoi buoni propositi, si abbandoni nelle braccia della Divina Pietà”.

Gesù Cristo chiede ad ognuno di noi di portare la Croce e, Genoveffa e Padre Pio lo hanno fatto con la consapevolezza che sarebbero stati schiacciati dal suo peso, con la certezza di essere derisi e umiliati; ma della Croce, senza imitazione o orgoglio ne hanno fatto un vessillo. Chi ci passa accanto dovrebbe sentire il profumo di Cristo e, Genoveffa e padre Pio questo profumo lo effondono ancora oggi.

Marisa Colucci