Padre Angelico da Sarno (clicca qui per approfondire la sua figura) fu padre spirituale di Genoveffa De Troia e primo ad evidenziare le virtù eroiche della Venerabile. Negli anni scrisse alcuni appunti riguardanti la vita di Genoveffa.


Capitolo I

QUELLO CHE GENOVEFFA VEDEVA NEL FUTURO

Negli ultimi mesi che, precedettero la morte, Genoveffa era tormentata da nuovi e più strazianti dolori. Soffriva immensamente perché, la malattia che l’aveva tenuta sotto le sue morse, per oltre 50 anni, aveva invaso e martoriato tutte le parti del corpo. Mai un lamento di sofferenza, mai una ricerca di pietà altrui, mai un’invocazione di sollievo agli strazi che, logoravano e martellavano il suo debole organismo. Le si leggeva sul volto una serenità che, impressionava e commuoveva. Una forza interna la sorreggeva.
Era a tutti palese la compiacenza divina che inondava il suo cuore con gioia e consolazione che, lei poteva e sapeva gustare, nella completa accettazione del suo calvario, generosamente, offerto al Crocifisso Signore.

Gli ultimi mesi vissuti dalla Serva di Dio furono, certamente, il periodo più cruciale e terribile della cara Genoveffa. Proprio in questo periodo, moltiplicai le visite alla povera inferma; sapevo che, la mia presenza da lei, ripetutamente richiesta, le era di grande conforto. Al mio apparire, nella piccola casa della sofferenza, faceva allontanare tutti perché, diceva: “Ho bisogno di parlare col mio Direttore Spirituale”. E mi apriva il suo cuore.
Mi confidava tutte le sue angosce, i suoi tormenti spirituali, mi teneva al corrente del processo logorante della malattia che, quasi ogni giorno, le riservava nuove e più acute sofferenze, accettate sempre con gioia e rassegnazione.
Per lei altro non erano che: “Dono di Gesù “.
Il colloquio tra me e quell’anima bella, si portava su diversi argomenti perché, Genoveffa ci teneva a farmi conoscere tutto con filiale e infantile chiarezza e limpidezza di pensiero, senza ombre e senza segreti.
Questa confidenza totale che, talvolta, io ritenevo puerile ed eccessiva, accresceva la mia responsabilità verso di lei.
Cercavo, perciò, di assolverla con affetto e come il mio dovere di Sacerdote e Direttore Spirituale, di volta in volta, mi suggeriva. Allora non facevo alcuna previsione di quello che sarebbe, poi, avvenuto e che, il Signore le riservava nel frattempo.
Si andava confermando, però, intimamente in me, la convinzione che Gesù avesse posato il sguardo su quella creatura per farne uno strumento di predilezione per la sua divina bontà e modello tipico e straordinario di amore e di sacrificio per questa umanità che, rifugge da ogni dolore e cerca solo il piacere, la ricchezza, la sensualità, la depravazione.

Genoveffa vedeva chiaro nel futuro. Gesù, si manifestava a lei non solo per infondere nel suo cuore forza e rassegnazione ma, anche per prodigarle segrete e mistiche consolazioni che la confortavano nel presente e le schiudevano il futuro.